La febbre da sviluppo infiamma il pianeta

 

 Luca Fazio, MILANO, 9.9.2014 “Il Manifesto”

Ecologia. Le emissioni di gas serra nel 2013 hanno superato livelli record. Lo riferisce l'Organizzazione meteorologica mondiale: "Il tempo è scaduto, le leggi della fisica non sono negoziabili"

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Gran Bretagna © Reuters

 

I demiur­ghi della cre­scita ad ogni costo, i prin­ci­pali respon­sa­bili della cata­strofe pla­ne­ta­ria, pos­sono ben dirsi sod­di­sfatti per­ché nel mondo final­mente c’è qual­cosa che cre­sce senza limiti: il livello di gas serra nell’atmosfera. La con­ferma arriva dall’Annual Gree­n­house Gas Bul­let­tin pub­bli­cato dalla World Meteo­ro­lo­gi­cal Orga­ni­za­tion: “Il livello di gas serra nell’atmosfera ha rag­giunto un nuovo picco nel 2013, a causa del rialzo acce­le­rato delle con­cen­tra­zioni di bios­sido di car­bo­nio” (CO2). Una situa­zione che costringe la Wmo a lan­ciare ancora una volta il solito allarme sot­to­li­neando “la neces­sità di un’azione inter­na­zio­nale con­cer­tata di fronte all’accelerazione dei cam­bia­menti cli­ma­tici, i cui effetti potreb­bero essere deva­stanti, si dimo­stra sem­pre più urgente”.

E le deva­sta­zioni non sono il frutto di elu­cu­bra­zioni cata­stro­fi­ste da con­ve­gno, basta vedere cosa è acca­duto solo pochi giorni fa nel Gar­gano, qui in Ita­lia, dove tutti i governi con­ti­nuano a per­se­guire una poli­tica ener­ge­tica che con­tri­buirà ad aumen­tare le emis­sioni di gas clima alte­rante. “Alla luce di que­sti dati — com­men­tano Roberto Della Seta e Fran­ce­sco Fer­rante di Green Ita­lia — le ultime misure di poli­tica ener­ge­tica dell’Italia appa­iono ancora più scon­si­de­rate: l’apertura di una sta­gione di tri­vel­la­zioni petro­li­fere per aumen­tare l’utilizzo di idro­car­buri e la scelta di pri­vi­le­giare il tra­sporto su gomma qua­li­fi­cano il governo Renzi come peri­co­lo­sa­mente sbi­lan­ciato a favore del fos­sile e dell’aumento della CO2”. Di punto di non ritorno e di neces­sità di un radi­cale cam­bio di mar­cia parla il verde Angelo Bonelli, che si rivolge al pre­si­dente del Con­si­glio: “In qua­lità di pre­si­dente di turno dell’Unione euro­pea chie­diamo che si fac­cia subito pro­mo­tore di una con­fe­renza sui cam­bia­menti cli­ma­tici in cui l’Europa torni ad essere capo­fila nella bat­ta­glia per sal­vare il pianeta”.

Per il segre­ta­rio gene­rale dell’Organizzazione meteo­ro­lo­gica mon­diale, Michel Jar­raud, il tempo è già sca­duto. “Sap­piamo con cer­tezza che il clima sta cam­biando — spiega — e che le con­di­zioni meteo­ro­lo­gi­che diven­tano più estreme a causa di atti­vità umane come lo sfrut­ta­mento dei com­bu­sti­bili fos­sili. La con­cen­tra­zione di CO2 nell’atmosfera, lungi dal dimi­nuire, l’anno scorso è aumen­tata ad un ritmo ine­gua­gliato da 30 anni. Dob­biamo inver­tire que­sta ten­denza ridu­cendo le emis­sioni di CO2 e di altri gas serra in tutti i set­tori di atti­vità”. L’appello di Jar­raud è dispe­rato: “Il tempo gioca con­tro di noi. Il bios­sido di car­bo­nio resta per cen­ti­naia di anni nell’atmosfera ed ancora più a lungo nell’oceano. L’effetto cumu­lato delle emis­sioni pas­sate, pre­senti e future di que­sto gas si riper­cuo­terà sia sul riscal­da­mento del clima che sull’acidificazione degli oceani. Le leggi della fisica non sono nego­zia­bili”. Quanto ai “deci­sori poli­tici”, come li chiama Jar­raud, o ai nega­zio­ni­sti, “essere igno­ranti non può più essere una scusa per non agire”. Il Gree­n­hose Gas Bul­le­tin, infatti, oltre a misu­rare la feb­bre alla terra, for­ni­sce anche le con­tro­mi­sure per man­te­nere il riscal­da­mento glo­bale entro i 2 gradi Cel­sius (3,6 gradi Fah­ren­heit), come sta­bi­lito dall’Onu nel 2010.

Un dato è certo: il 2013 è stato l’anno più inqui­nato degli ultimi 30 anni. Le emis­sioni che riscal­dano il clima sono cre­sciute del 34% tra il 1990 ed il 2013 a causa dei gas serra per­si­stenti come il bios­sido di car­bo­nio (CO2), il metano (CH4) e il pro­tos­sido di azoto (N20). Nel 2013 la media mon­diale di CO2 in atmo­sfera era di 396,0 parti per milione (2,9 ppm in più che nel 2012), e se si dovesse man­te­nere que­sto livello di cre­scita nei pros­simi due anni potrebbe essere supe­rata la soglia delle 400 ppm. Le emis­sioni del metano, secondo gas serra per impor­tanza, per il 60% dipen­dono da atti­vità umane (alle­va­menti di bestiame, sfrut­ta­mento com­bu­sti­bili fos­sili, disca­ri­che, com­bu­stione di bio­masse): nel 2013 ha rag­giunto un picco di 1.824 parti per miliardo, dopo un periodo di sta­bi­liz­za­zione che durava dal 2007. Quanto al pro­tos­sido di azoto, la cui pro­du­zione per il 40% pro­viene da con­cimi, bio­masse e indu­strie, rap­pre­senta il gas più impat­tante sul clima (su un periodo di cento anni risulta 298 volte supe­riore all’impatto della CO2).

Sono dati che non sor­pren­dono Ser­gio Castel­lari, ricer­ca­tore del Cen­tro Euro­me­di­ter­ra­neo sui Cam­bia­menti Cli­ma­tici: “Il trend delle emis­sioni è in linea con lo sce­na­rio peg­giore ela­bo­rato dai cli­ma­to­logi mon­diali. La crisi eco­no­mica ha ral­len­tato il trend di cre­scita delle emis­sioni solo per un paio di anni, le emis­sioni oggi sono molto più alte di venti anni fa”. Il tempo stringe. La pros­sima occa­sione di nego­ziato, in vista della con­fe­renza di Parigi alla fine del 2015, sarà in Perù nel mese di dicem­bre. Ma sarà molto com­pli­cato tro­vare solu­zioni legal­mente vin­co­lanti per tutti i paesi, soprat­tutto per i cosid­detti “emer­genti” come Cina e India che ogni anno emet­tono le per­cen­tuali più impor­tanti di gas serra (insieme agli Usa). Troppi inte­ressi diver­genti con­vi­vono dram­ma­ti­ca­mente sullo stesso pic­colo pianeta.